leandro lucchetti: una narrazione storica non di parte
scarica il pdf a sx con la pagina su armonia 4/2020
una seconda giovinezza come scrittore quella di leandro lucchetti, regista e autore fino al 2009 del programma di approfondimento spirituale di raidue “sulla via di damasco”.
da quando è in pensione, ha pubblicato cinque romanzi e, in questi giorni, un libro di racconti intitolato “presnitz” (ed.helicon), come il famoso dolce triestino che amalgama dodici diversi sapori.
da ragazzo aveva esordito con episodi di fantascienza su urania. dalla sua città natale trieste, ventenne si trasferì a roma per tentare l’avventura nel cinema, da comparsa a sceneggiatore a regista di sei film commerciali per le sale. con il suo maestro giampaolo taddeini, approdò come collaboratore in rai negli anni ‘60, realizzatore dei filmati di “a come agricoltura.” ha diretto poi come regista molte rubriche di raidue, tra cui “più sani più belli”, “sereno variabile, “giorno di festa”. autore di inchieste sulle minoranze etniche, su trieste, su pasolini e di documentari etnografici.
quarant’anni di riprese televisive nel mondo e di racconto alla ricerca della spiritualità dell`uomo e delle forme di culto attraverso cui si manifesta. la sua curiosità è sempre stata quella di immedesimarsi nell’altro, di scavare nelle sue motivazioni profonde. dalla lunga esperienza è nato il romanzo “il canto dell’orinoco” (robin&sons 2018) l’avventura di un documentarista alla ricerca di una suora smarrita nella selva amazzonica; la storia termina a trieste, allacciata ai fantasmi nazisti della guerra. con l’uscita dalla rai, lucchetti ha smesso le immagini filmiche per passare alle immagini letterarie.
è tornato a vivere a trieste, nella casa natale, si è immerso nell’atmosfera tormentata del dopoguerra, della sua infanzia. crescere in una terra di confine, tra la cultura latina, quella slava e quella tedesca, è un segno profondo nella persona.
leandro ha dato vita alla storia che gli appartiene. ha pubblicato nel 2017 tre volumi, in realtà tre romanzi, mille pagine sotto un unico titolo “bora scura, la saga del confine di oriente”(robin&sons) e il suo seguito temporale “amorosi sensi”, che era stato stampato precedentemente (2016 ed. fuorilinea). le prime edizioni sono esaurite. la ristampa è prevista nel 2021.
la vicenda di “bora scura” comincia nel 1920, con l’incendio del narodni dom, la casa della cultura slovena a trieste per mano dei fascisti e termina negli anni 50 con il ritorno di trieste all’italia. ricostruisce le oppressioni subite dalle minoranze croate e slovene e le vite intrecciate di persone comuni coinvolte nella guerra e poi nella resistenza ai nazisti. ci sono italiani, sloveni, croati, fascisti, comunisti, cattolici e altri senza appartenenza. ogni personaggio è visto secondo se stesso. episodi e sentimenti sono crudi e realisti.
“non sono uno storico e ho scritto da narratore che è il mio mestiere – afferma lucchetti- ma ho voluto vedere il conflitto di confine raccontando i fatti come e perché sono avvenuti, leggendo errori e colpe da entrambe le parti, distinguendo le varie ottiche, senza giudicare.”
la lunga saga si dipana in maniera avvincente, penetra nelle coscienze individuali e in quelle etniche, ideologiche, nazionali.
“i racconti che avevo letto e ascoltato sono memorie soggettive, dove ognuno ricorda quello che lo ha colpito personalmente e non considera quello che l’altro aveva da rivendicare come individuo e come popolo. comprendo la sofferenza che si trascina per anni e per generazioni, ma per arrivare a una pacificazione vera è necessaria la freddezza e l’imparzialità dello studioso che esamina le prove e non la vulgata dei fatti che spesso non rispecchia la verità o la deforma. questo è accaduto ad esempio per le foibe, che non possono essere negate ma dove i dati delle vulgate pretendono una contabilità di vittime che non corrisponde al numero delle vittime accertate né di quelle ipotizzate dagli storici non di parte.” lo scrittore ha scelto una strada difficile e rischiosa che lo ha esposto a polemiche e a risentimenti nell’ambiente degli esuli giuliano dalmati.
“quand’ero ragazzo vigeva un’omertà assoluta su quanto era successo prima. la colpa era solo degli altri`. si era schiavi della retorica nazionalista della prima guerra mondiale. avevamo conquistato un territorio dove vivevano non solo italiani ma etnie diverse. c’erano anche sloveni e croati. si doveva convivere pacificamente. questi popoli furono perseguitati dal fascismo e dopo la guerra (che vinsero) si riappropriarono di quella che consideravano la propria terra, magari commettendo gli stessi errori e soprusi perpetrati dagli italiani. bisogna esaminare obiettivamente cosa è accaduto. il problema è che non si vuol fare quest’analisi storica, che non è revisionismo ma conoscenza.”
leandro lucchetti è nella generazione di professionisti che hanno costituito l’ossatura delle reti televisive e che hanno fatto la rai come servizio pubblico e come contributo alla crescita civile del paese. come scrittore continua questa missione.