liberiamoci dall’itanglese
nuova armonia rivista di rai senior n.2/2015
nell’estate del 1991 girava una divertente canzone dei trettre: beach on the beach, quando fa i reflex sopra il mar senza fare love non si può star, (…) quante signorine very nice fanno uscire pazzi tutti i boys(…) you know che quando torni back alla città tutto finirà(…) siamo ancora in summer time (…)se poi ci scappa un kiss o se poi per caso mi dici yes tanto è tutto scritto nelle stars (…) you dance insieme a me…
il testo era esemplificativo del nostro maldestro tentativo di parlare inglese storpiando l’ italiano. venticinque anni fa la canzone si riferiva al linguaggio degli spettacoli popolari e della pubblicità. oggi il fenomeno è straripante, tanto che si sta formando una nuova lingua: l’itanglese.
il deterioramento è patrocinato purtroppo dalle istituzioni pubbliche, dall’informazione e perfino dalle università. la camera dei deputati, luogo della sovranità nazionale, dove si dovrebbe parlare la lingua corretta, usa ufficialmente, da almeno due legislature, il termine question time invece di interrogazioni parlamentari. non è il solo caso: persino le leggi sono infarcite di anglismi, complicando la loro già difficile comprensibilità. il governo intitola senza motivo: jobs act (riforma del lavoro) spending review (revisione della spesa) …
chi abusa di parole straniere vuol apparire informato, colto e alla moda; chi ascolta ha invece un’impressione di approssimazione, sciatteria, incomprensibilità. si tratta solo di pigrizia? l’italianista claudio giovanardi, che ha approfondito la commistione linguistica, sostiene: è come se si sentisse una sorta di dovere di ospitalità verso i forestierismi, così come accade se in casa nostra entra un estraneo di riguardo: lo si accoglie con tutti gli onori, mentre con i parenti si è talvolta sbrigativi e distratti. a volte basterebbe davvero poco per facilitare il successo di una parola italiana. un caso esemplare è quello di car sharing, che noi proponevamo di adattare in auto condivisa.
anna maria testa, docente e pubblicitaria, ha diffuso nella rete una petizione intitolata dilloinitaliano, con migliaia di sottoscrittori e si è rivolta all‘accademia della crusca per tentare una resistenza. il problema investe l’immagine dell’italia e la sua autorevolezza. la nostra è la quarta lingua studiata al mondo: perché soffrire complessi d’inferiorità rispetto agli anglofoni?
ci saranno ritorni negativi in diversi campi. sostiene maria luisa villa: la lingua italiana potrebbe ritrovarsi mutilata di tutti i nuovi termini della scienza, e quindi, nel giro di pochi anni, potrebbe diventare inadatta a trasmettere sapere scientifico.
e’ vero che alcune parole sono entrate nella lingua (sport, film, taxi… anche se esistevano analoghi termini italiani: diporto, pellicola, autonolo) ma ci sono voluti anni per assimilarle in un ambito misurato. i quotidiani oggi compongono titoli e articoli nella nuova lingua meticcia: il wellness come marketing strategico del made in italy (il sole24ore, 22 marzo 2015); su cinque termini quattro sono inglesi e uno italiano.
televisione, radio e pubblicità sono i sovrani della lingua parlata, mentre quotidiani e rotocalchi lo sono di quella scritta. sono i giornalisti, i presentatori e i pubblicitari che impongono i termini del linguaggio e hanno la responsabilità maggiore dello smottamento.
l’ itanglese è idioma vincente nella rai (sei in o sei out?) nelle trasmissioni, nell’informazione, nel linguaggio amministrativo, burocratico e produttivo, finanche nei nomi delle direzioni. per essere anglofoni al massimo si arriva a pronunciare sammit la parola latina summit.
afferma claudio giovanardi: il potere modellizzante del servizio pubblico in fatto di lingua è da sempre enorme. come non stigmatizzare diciture come rai international, rai educational, rai news, rai movie, rai fiction e altre ancora? non è difficile vedere in queste mode esterofile lo stesso principio di subordinazione culturale che aveva portato i nostri burocrati a coniare un ministero del welfare alcuni anni or sono, poi per fortuna scomparso dall’orizzonte. dalla rai filtra finalmente qualche buona notizia. in due casi, almeno, la denominazione inglese è stata rimpiazzata da una italiana: da rai international si è passati a un trasparentissimo rai italia e da rai educational a un convincente rai cultura. non è avventato sperare in una conversione prossima di rainews in rai notizie (o, come noi proponevamo, rai informa).
gli studiosi della lingua sono neutrali, prendono atto e inseriscono i nuovi termini nei vocabolari, ma chi comunica e crea la lingua deve fare attenzione a come parla e scrive. la responsabilità è individuale e collettiva. il servizio pubblico, rappresentante della cultura e dell’immagine nazionale nel mondo, avrebbe o no il dovere di usare correttamente l’italiano? quale migliore giustificazione e distinzione del ruolo sovvenzionato dal canone? come convincere i colleghi tutti della rai (informazione, programmi e amministrazione) della necessità di uno sforzo nell’uso quotidiano della lingua? esemplare è la rubrica di francesco sabatini (autore con coletti del dizionario disc) in uno mattina della domenica. non servono gli editti e i regolamenti; sarebbe utile all’interno dell’azienda un movimento di opinione che promuovesse questa tendenza. il buon esempio deve partire dall’alto, dai documenti ufficiali.
amore italiano
e’ calda la lingua
che parla d’amore
avvolge nel canto
sussurra al richiamo
ne amano il tono
gli amici stranieri
si può non tradurre
la dolce parola
ragiona coi sensi
esprime il sorriso
è musica in voce
rimane preziosa
in mente e ricordi
si scrive e declama
fedele nei suoni










