Posts by Daniele

la ciminiera degli ubaldi

 video: annabella calabrese ; massimiliano giovanetti ; roberta marcucci 

la ciminiera degli ubaldi

sorgeva superstite e sola

mattone colore di storia

donava allo squallido campo

l’odore di antico lavoro

calore di forno e sudore

per dare profilo a città

la cinge ponteggio e la oscura

maceria o spostata o salvata?

il grigio d’intorno s’innalza.

in via baldo degli ubaldi, a roma, sorge la ciminiera di un antico forno di mattoni, monumento di archeologia industriale. la torre era circondata da ponteggi. avevo scritto questa poesia nel timore che potesse essere distrutta. e˜ stata` invece restaurata e salvata come simbolo del centro commerciale costruito intorno. il festival un pensiero per roma (galleria alberto sordi 20-27 ottobre 2017) aveva lanciato un appello con la voce di tre attori:

annabella calabrese https://youtu.be/9gvdbdi04ge

massimiliano giovanetti https://youtu.be/s8ah2zywevo
roberta marcucci https://youtu.be/_m_foxashtm 

ciao antonio,

con vero piacere accolgo questa tua che mi ricorda il mio primo vero lavoro (con i contributi e ottenuto tramite ufficio di collocamento proprio in “valle aurelia”) dopo quello del girovago musicista di night.

ricordo infatti che ogni mattina presto di fine anni `60, da san giovanni  mi recavo al lavoro con la mia fiat 500 passando accanto alla famosa ciminiera.

grazie e un abbraccio da budapest,

lorenzo caruso

elettrolettera 246 ecco i serpesci che abitano colossea

elettrolettera 246 ecco i serpesci

logo

elettrolettera
una poesia e inviti culturali

1 maggio 2018 n°246 anno xiii

http://www.antoniobruni.it

 

elaborata da wedot.net

serpesci né serpi né pesci

figure lignee che abitano colossea scultura libreria

di antonio bruni

fine art gallery 28 piazza di pietra roma diretta da francesca anfosso
27 aprile- 5 maggio 2018 orario 11-13; 16-20 ingresso libero
tutte le sere ore 19 letture con

sognando i serpesci

loredana martinez(27 aprile)- marta scelli emassimiliano giovanetti (28)- piermarco venditti (29)- elvira giannini (30)- roberta marcucci e federico pacifici (2 maggio)- carmela ricci (4 maggio)- emma marconcini e maurizio fioretti (5 maggio)-

23 serpesci esposti in galleria- catalogo completo:

http://www.antoniobruni.it/view.aspx?id=684

serpésci
nel buio latente presenza
sgusciano ispidi e viscidi
immersi in sudori notturni
emettono strani lamenti
ibridi figli dei sogni
irrompono in spazi di ansia
ingoiano soffi di quiete
serpésci né serpi né pesci
è mia fantasia
o disturbo mentale?

bacio in becco

noce

2 elementi 641x366x23

schioccano in breve contatto

 

reptish
hidden in the dark yet visible
shaggy and slimy do they slip
soaking in night sweat
they issue weird lament
hybrid children of dreams
break into anxious spaces
swallow breaths of quiet
reptish nor reptile nor fish
my imagination
or mental aliment?
translation by rodolfo longo

 

 

 

boligio

ulivo

862x357x24

ibridi figli dei sogni

 

mantrala

noce

550x491x23

alata in ombra discende

 

 

 

molitarna

ulivo

1680x127x34

irrompono in spazi di ansia

morlak

ulivo

934x86x48

immobile scatto silente

 

 

 

 

paludus

noce

1352x158x49

emettono strani lamenti

peridans

noce

879x50x48

serpesci né serpi né pesci

 

 

 

permigron

ulivo

1180x67x47

ingoiano soffi di quiete

picchiolo

ulivo

1477x167x209

si spacca la quiete del giorno

 

 

ruvidans

noce

2583x280x54

emerge la fauce e spaventa

serpier

noce

1359x107x54

astuto nel finto dormire

 

 

siluos

noce

1163x50x55

sgusciano ispidi e viscidi

profelux

noce

2330x140x40

saetta tra alghe e coralli

 

per vedere la collezione di 23 serpesci:

http://www.antoniobruni.it/view.aspx?id=684

per segnalare gli eventi inviare un comunicato in word (non pdf) e una foto

info@antoniobruni.it

colonnata nella galleria alberto sordi festival un pensiero per roma

colonnata nella galleria alberto sordi festival un pensiero per roma

inaugurazione venerdì 17 maggio ore 19  – ingresso libero

scarica la cartella pdf a sx- galleria di foto

“colonnata”, scultura libreria di antonio bruni, è esposta dal 17 al 24 maggio 2019 nella galleria alberto sordi al centro di roma, come simbolo del festival d’idee “un pensiero per roma. il pubblico è invitato a una breve meditazione nell’abbraccio di colonnata, ispirata alla piazza del bernini, e che simboleggia l’invito universale del sapere.  le colonne della conoscenza, autonome e diseguali ma connesse, costituiscono i pilastri della civiltà.  quest’opera, unica, è la seconda di una serie ispirata ai simboli di roma. colossea  è stata la prima, esposta nelle gallerie alberto sordi (2017) di pietra (2018) e casa dell’architettura (2019), sempre a roma. seguiranno scalinata e panthean.

 

la scultura è composta di sessantadue elementi di ciliegio massello, indipendenti, smontabili e di misure differenti. i profili sono tracciati a mano; le giunture a incastro di spine. la lucidatura trasparente mantiene il colore naturale. l’istallazione occupa uno spazio di 610×500 cm. l’altezza massima è di cm.322.

 

curatori della mostra, patrocinata dalla regione lazio e dal municipio roma 1 centro, sono roberto dottorini e giovanna tarasco, allestita con gli studenti del liceo artistico di ripetta. intorno a colonnata si svolgono gli incontri del festival, presentati da rosanna vaudetti, con libere espressioni di meditazione urbana di autori, artisti, interpreti e del pubblico. nella prima edizione del 2017, attorno alla scultura libreria colossea, decine di partecipanti avevano discusso di come animare le piazze di roma contemporanea, con opere d’arte e pedane per gli artisti.

 

antonio bruni realizza lavori in masselli pregiati (noce, ulivo, olmo, ciliegio) ripensando la visione tradizionale del mobile. l’opera si sviluppa dalla bellezza intrinseca della materia, è costruita in asimmetrie modulari, senza tradire l’uso e a fruibilità dell’oggetto. il mobile è progettato adattabile alla variabilità dei luoghi, degli spazi e delle necessità.

 

autore di programmi televisivi, già dirigente rai,  bruni ha pubblicato poesie quotidiane di attualità (unomattina e il popolo) e poemi in teatro con sessanta interpreti. lavora con il maestro ebanista  leonardo ciccarelli, per il taglio e l’esecuzione del legno, nel laboratorio di monsoreto di dinami in calabria.

 [email protected]

micuccio morfea

micuccio morfea

scultore -artista contadino

san pietro di caridà 1912- dasà 2001

scarica il pdf a sx -rivista itaca e  guarda le opere nella galleria

 

marabuta

 

c’è solo una mano che parla

non spiega il mesto sorriso

  di labbra serrate dal velo

e tenta coprire il subbuglio

del corpo negato alla vita

costretto in sentenza accettata

che asciuga spirito e carne

e cela in curva del manto

l’offesa del suo sacrificio

 

marabuta,  in dialetto calabrese, indica la monaca di casa, usanza non rara nei paesi fino ai 50.  alcune donne non sposate si vestivano da consacrate, anche se non lo erano e restavano a vivere in famiglia.

 

la rivista trimestrale itaca, diretta da antonio minasi, ha pubblicato in digitale, nel numero di novembre 2019  ( e un precedente nell`aprile 2015), un mio articolo sullo scultore calabrese micuccio morfea (allegato in pdf pag. 13).  itaca (italia-calabria) parla meritoriamente del mondo della calabria, una regione povera ma fiera, la cui vitalità culturale è poco conosciuta.  la scoperta dell’arte di morfea è un passo nella valorizzazione di questa terra.   consiglio a chi ama la calabria di abbonarsi e sostenere questa rivista, pubblicata grazie al volontariato degli amici casa della cultura di leonida repaci. per ottenere una copia stampata, scrivere a [email protected] ; tutti numeri sinora pubblicati sono su http://www.itacatabloid.it/

 

  micuccio morfea (san pietro di caridà 1912-dasà 2001),

la marabuta di morfea

 

 

poche persone, forse soltanto gli anziani, sanno chi sia la “marabuta”.   con questo termine in calabria si definiva la monaca di casa. erano donne non sposate che si vestivano da suore, senza essere consacrate, e restavano a vivere in casa, prestando servizio nella chiesa del paese. ne ricordo vagamente alcune agli inizi dei cinquanta, quando i miei genitori mi portavano in vacanza nei loro paesi, dasà e arena, nel vibonese. la vestizione da marabuta era una decisione personale, non una costrizione famigliare. rispondeva a una vocazione, senza avere il coraggio di entrare in convento e di cambiare famiglia; per alcune donne era forse il modo di non denunciare la condizione di zitelle, di rifiutate.

una figura, quella della marabuta, oggi scomparsa, ma che vive in un capolavoro dello scultore micuccio morfea. e’ una figura in pietra serpentina, alta sessanta centimetri: un volto ineffabile di donna di paese, coperto da un manto, con una mano aperta sul petto.  un atteggiamento pietistico, di preghiera; dall’espressione non si comprende quanto sia sentito interiormente o sia formale. 

 

l’opera è forse una delle prime di micuccio morfea, nato nel 1912 a san pietro di caridà, al confine tra le province di reggio e vibo, e morto nel 2001 a dasà, il paese della moglie, dove trascorse quasi tutta la vita. cominciò come scalpellino: tagliava le pietre per l’edilizia (case, muri, strade, ponti) e ne conosceva i segreti. trovava le venature e i versi della materia e sapeva toccarne i punti deboli. incidendo con scalpello e mazza, riusciva tagliare un masso senza rovinarlo. nelle sue mani la roccia diventava morbida, plastica, fino a rispondere alle sue intenzioni.

 

negli anni 60, con l’introduzione dei mattoni, morfea non trovava più lavoro come scalpellino. emigrò per alcuni anni, poi si applicò in piccoli lavori, ma gli rimase la passione per la pietra, ormai inutile nell’edilizia.  aveva frequentato solo le elementari e aveva una gran voglia di conoscenza, alimentata da una vivace intelligenza. prese in mano i libri  di scuola dei nipoti e leggendoli, conobbe le sculture greche e romane e quelle di michelangelo e di bernini.  rimase affascinato da queste opere e iniziò a riprodurle alla sua maniera, interpretandole.

 

le figure femminili sono centrali nel suo interesse di artista. alla marabuta seguirono altri volti, alcuni senza manto, in atteggiamento di preghiera o di meraviglia. sono donne mortificate da cui trapela una vita interiore. ebbe un gesto di audacia, dato il tempo e il luogo, eseguendo un nudo di bagnante in piedi. la sembianza è di una donna matura e pudica. la femminilità nei suoi lavori non è mai idealizzata ma ha i tratti aspri delle contadine, segnati dalla fatica e dalle privazioni. il doppio volto ispirato al giano bifronte romano, è l’immagine somigliante di due giovani sorelle. i loro capelli, induriti dalla polvere, diventano decorazione. il dolore di maria, nella pietà, è quello perenne delle madri calabresi, ricche di disgrazie.  la bellezza austera, che induce rispetto, è la caratteristica di laura. la bocca della verità, un mascherone di donna tonda con la linguaccia, esprime la segreta e proibita voglia carnascialesca femminile.

 

morfea aveva talento e stile nella ritrattistica, ma non ebbe fortuna. fece un busto di suo padre per il cimitero, poi quello di un nipote morto giovane.  qualcuno tentò una commissione funeraria ma andò male: si volevano visi dolci, smielati, invece le sue figure avevano tratti rudi, con le rughe da intemperie e lo spirito grinzoso, rispondenti alla fisiognomica locale.  tentò di ritrarre qualche faccia che lo aveva colpito: un uomo affannato dal collo grosso, un prete arcigno, un volto istruito.   la forte superstizione dei calabresi tendeva a rifiutare i ritratti (mi caccia l’anima, è di malaugurio!). erano accettati di più i lavori decorativi: vasi, bassorilievi, insegne, perché non implicavano un difficile giudizio estetico.

amava molto la serpentina, una pietra igroscopica che diventa verde se inumidita e che dà un buon risultato di superficie semi ruvida.  l’asperità di questa materia si presta bene alla durezza dei volti calabresi che fino agli anni settanta erano provati dalla povertà.

andava a cercare la serpentina lungo torrenti impraticabili. mi ricordo che portammo su a braccia per un dirupo, dal fondo di una fiumara, un sasso di circa quaranta chili per il ritratto di laura.

il suo studio era in un localino sotto casa; pietre e sculture si affollavano nel minuscolo cortile e sulla scala bianca di calce, sotto un fico generoso: ambiente povero e semplice ma scintillante d’idee. pochi strumenti: scalpelli, mazzuoli e seghe manuali.  la pietra era domata quasi a mani nude.

in calabria, chi proviene da un altro comune, anche vicino, resta sempre un forestiero e lui, a dasà, lo era ancora di più per la sua arguzia e per il gusto di parlare in versi, con la rima.  era difficile, per i suoi compaesani, comprenderlo e accettarlo come artista. morfea non si curava di derisioni e indifferenza e creava in continuazione, alla ricerca di nuovi tagli espressivi.   grazie alla sua tenacia e alla sua forza, oggi godiamo opere (circa duecento lavori) che sono piena espressione della civiltà contadina calabrese. morfea, l’autore di marabuta, artista spontaneo senza scuole, maestri, accademie, merita di essere ricordato anche in spazi museali. 

 

 

 

quanto t`amo sanremo – poesia

quanto t’amo sanremo!

papaveri e non rose rosse

con te partirò mia canzone

trasmessa in riviera e in mondovisione

 voliamo nel blu anche se piove piove

su bianca colomba come edera avvinti

al vecchio scarpone che non ha l’età

ma giunta mezzanotte tacciono le voci

dolce vita che te ne vai

un giorno forse un anno come prima

amore ritorna e grazie dei fior

[email protected]

da unomattina cinque marzo 2004

prati- guide di repubblica- il distretto della rai antonio bruni

 

a dicembre 2019 le guide di repubblica  ha pubblicato roma prati  con intervista e foto a antonio bruni nel capitolo il distretto della rai a cura di loredana tartaglia.  ricordo della rai (44 anni di lavoro) e l`attività di poeta e autore di librerie-sculture in legno.

a sx il pdf con il testo integrale dell`articolo; nella foto il riquadro di presentazione

tonino nieddu il sogno del cinema

tonino nieddu il sogno del cinema

tonino nieddu

bonnanaro  14 febbraio 1949 – roma 18 marzo 2019

 

stava lavorando a un grande progetto: un villaggio di produzione cinematografica per giovani talenti nella sua amata sardegna. cinema e isola erano un binomio centrale nei suoi pensieri, con lo sguardo sempre rivolto in alto a cercare qualcosa oltre il racconto.

aveva una profonda fede religiosa, pur distinta dalla laicità del lavoro.  regista, sceneggiatore, produttore di raifiction, ha collaborato a lungo con liliana cavani e recentemente per i film tv “francesco”  e “de gasperi, l’uomo della speranza”.  è stato il produttore di “sonétaula”  storia interamente sarda diretta da salvatore mereu, “la meglio gioventù” di marco tullio giordana e “basaglia e la città dei matti” di marco turco.

 

il sogno del cinema

 

rintocca già primavera

e soffiano impavidi pollini

villaggio asciutto e assolato

nell’isola aspra e creativa

bambino insegue i racconti

su immagini vuole volare

inventa il suo cinema in mare

il sogno intatto rimane

sorride giovane e ardente.

pubblicato sulla rivista di raisenior nuova armonia n.2/2019  diratta da umberto casella

three magi 1991 – 1st- tre magi –

 tre magi          1991           three magi
video sergio nicolai interpreta  https://youtu.be/k9zahr-8lkk
antonio bruni interpreta:  
https://youtu.be/88ycpyr59bg

translation by rodolfo longo

 

tre magi vennero insieme alla grotta.

il moro, affamato, spingeva un orcio

pesante e vuoto, di odore sereno

il giallo, un cesto di filo spinato

da cui liberò colombe spaurite

il bianco, una borsa con carte, parole,

salute, ricchezza, luci, vestiti.

alzarono un canto presi per mano

promesse e auguri con bombe e mitraglie.

il moro piangeva, il giallo gridava

il bianco dormiva sazio, già stanco;

poi vennero pecore e lupi, pesci e

cammelli, portavano fiori di paglia.
su tutti il bambino accese una stella.

 

 

 

 

three magi converged in the grotto-

the moor, hungry, pushing a pot

heavy, empty and of objective smell;

the yellow man, a basket of barbed wire

upon setting frightened doves free;

the white man, a brief-case . papers, words,

health, riches, lights, clothes.

 

hand- in- hand, they raised a song:

promises and wishes and bombs and guns;

the moor moaning, the yellow yelling;

sated and tired, the white was asleep;

then, sheep, wolves and fish emerged,

and camels, carrying straw flowers.

the baby lit a star over everyone.