giovanna milella
la tv aiuta a vivere
giovanna milella è una protagonista della televisione di qualità. in rai dal 1985 al 2013, dopo aver lavorato per tredici anni nel quotidiano l’unità, è stata autrice e conduttrice di programmi di grande ascolto sulle tre reti: chi l’ha visto? (94-97), indagine, ricominciare, cara giovanna, giubileo 2000, palcoscenico, italie, due per tutti. ha curato trasmissioni dirette e documentari: il concerto con bob dylan per il papa, la festa della repubblica, la scala, mozart, sinopoli, la costituzione, teatro in italia con albertazzi e fo. e’ stata poi responsabile del prix italia.
nei tuoi interessi professionali, si nota un’oscillazione costante tra l’interesse per la cultura e per l’arte e quello per le vicende delle persone. sono due mondi conciliabili?
totalmente. m‘interessano le persone, le loro vicende, il racconto del mondo che ci circonda e, nello stesso tempo, amo la cultura perché aiuta lo spirito, dà gioia, lenisce i dolori dell’anima. sento la necessità di avvicinare il pubblico ai temi della società e del prossimo.
ami la tivù del dolore?
la tivù del dolore scava nella sofferenza e si ferma lì. bisogna invece valorizzare i percorsi positivi che cercano una soluzione. partendo da fatti che non sempre si risolvono, si può imparare a convivere con essi e ad affrontarli. i momenti di grande dolore sono in grado di suscitare il riscatto del potenziale umano. la cultura, che è riflessione sull’esistenza, e l’arte, che è amore per la bellezza, danno forza e incidono sulla nostra sensibilità.
la televisione è compagna di vita. deve informare e intrattenere, offrendo qualcosa di più (la cultura, l’arte, la conoscenza) con un linguaggio chiaro e diretto.
com’è avvenuto il passaggio dal giornalismo politico e sociale a chi l’ha visto?
e’ stato angelo guglielmi che mi ha introdotto a questo salto, ma sono sempre stata aperta a scoprire aspetti nuovi della professione. tutte le trasmissioni che ho realizzato mi hanno lasciato un segno. molti sostengono che il conduttore debba essere obiettivo e distaccato: in parte è vero, certo, ma poi bisogna anche farsi coinvolgere. non si può e non si deve rimanere estranei. si entra nelle vicende umane per capire, per cercare uno sbocco che renda possibile un equilibrio.
ti sentivi coinvolta anche nel lavorare per programmi istituzionali come il giubileo 2000 e la festa della repubblica?
per i credenti, come per chi non crede, la religione va all’essenza della vita. ho cercato di conciliare l’aspetto più elevato con quello più popolare e cito due programmi a me cari: quello sul figliol prodigo e quello sul giubileo con i disabili. con la presidenza ciampi, l’italia riscopriva la sua identità e la sua sintonia con le istituzioni. il mio viaggio nel paese in quegli anni è continuato con la trasmissione italie.
le maggiori esperienze culturali?
il programma palcoscenico. e’ stato come allestire il più grande teatro nazionale. si andava in onda tardi la sera, ma portare la scena nelle case di mezzo milione di persone significava battere tutti i botteghini. mettendo insieme per esempio dario fo e giorgio albertazzi, che hanno raccontato in quattordici puntate la storia del teatro, la rai ha prodotto un patrimonio culturale unico per mezzo di un binomio formidabile. due artisti antitetici che si stimavano e che insieme hanno dato il meglio di se stessi. altra grande emozione è stata ottenere per il prix italia i contributi originali di artisti come michelangelo pistoletto, bob wilson, peter greenaway, fanny ardant. esecuzioni e mostre che si possono definire storiche.
dirigendo il prix italia hai osservato la produzione mondiale radiofonica, televisiva e web. può esistere la qualità nelle trasmissioni?
certamente. la televisione è un mezzo di grande efficacia, che parla a tutti. la sua centralità è cambiata con l’irrompere di internet e di altri media ma esce rafforzata nella produzione dei contenuti. può essere seguita non più solo in diretta ma anche ripresa in altri momenti. produce sviluppi nuovi di dimensioni inedite, penso al fenomeno delle serie di qualità che è mondiale e che penetra tutti gli aspetti della vita, attraversa paesi e società. oltre ai film d’autore, abbiamo la serialità d’autore che ha dato un nuovo straordinario impulso alla televisione, coniugando letteratura e cinema e si può già annoverare tra i classici.
che cosa t’interessa della nuova televisione?
personalmente m’interessa studiare e realizzare contenuti con valenze civili, sociali e educative. a questo proposito, collaboro con telefono azzurro e con memomi.it, una web tv che ricostruisce la storia della metropoli milano con uno stile contemporaneo e l’uso centrale dei video. un formato che potrebbe essere esteso ad altre città italiane.
la tivù del dolore
chi pone ipocrite domande
fa pubblico strazio di chi soffre
lo espone all‘occhio dell’etere
che senza riguardo consuma
con cinico uso del mestiere
attira attenzioni morbose
tivù che non è compassione
offende nel prossimo
mistero di umano dolore.