pomeriggio di novembre
stanchi edifici
restringono strada
che il giorno abbandona
è languore in folate
di neri corpuscoli
come pioggia negli occhi
si impastano foglie
e insidiano il passo
che in umido fugge
pomeriggio di novembre
stanchi edifici
restringono strada
che il giorno abbandona
è languore in folate
di neri corpuscoli
come pioggia negli occhi
si impastano foglie
e insidiano il passo
che in umido fugge
anna teresa rossini interpreta donne volanti
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lo zio canto n.37 coro iv la calamita video
fantasia di donna matura: provocare da bambina un adulto. il testo è scabroso: per comprenderlo meglio si prega di ascoltare anche le presentazioni di bruni nei video di miranda martino e marta scelli
| 2010/04/16/ | roma caffè freud | lo zio 37 e presentazione | marta scelli | https://youtu.be/le6ozazdeu4 | 7`8″ |
| 2002/11/08/ | romatempio di dioniso | lo zio 37 | caterina vertova | https://youtu.be/oawhyolyscq | 5`18 |
| 2017/04/23/ | roma teatro belli | lo zio n.37 e present. | miranda martino/bruni | https://youtu.be/a40dnbn96ik | 10`05″ |
giocare esser zio e bambina
avevo dieci anni e cercavo
al buio nascosta compagna
mi prende la mano e la porta
al pube suo appena fiorito
stentavo a capire e sentire
da allora è rimasto nel fondo
giocare esser zio o bambina
nei ruoli scabrosi invertire
quel prudere ingenuo dei sensi
da uomo che vuol stuzzicare
la piccola a rendersi attrice
mirandone esordio su scena
da bimba innocente malizia
che accumula il gusto curioso
civetta invidiando gli adulti
ricorrono i gesti nel sogno
ripetersi scherzi più intensi
a caso alla cieca sfregarsi
la bimba si perde incosciente
in corse e rincorse non pensa
a fini segreti ulteriori
nell` uomo cosciente il disegno
procede sul cucciolo in gabbia
di renderlo in crescita schiavo
la bimba poi cerca lo zio
di spalle gli prende le dita
le tira al suo ventre nel gioco
la mano che è grande ricopre
quell`esile spazio fessura
si muove accarezza curiosa
già sente qualcosa che vibra
da pelle che informe trasmette
un` onda che infuoca l`adulto
potere di accendere un maschio ?
potere di dare emozione ?
si scalda superba la bimba
pretende intuire i messaggi
di vita che è oscura esperienza
e come istintivo quel gesto
procede galoppa nei segni
non getta disturbo ma attrae
solletica il lato curioso
l`adulto assapora di bimba
quel fare padrona che apprende
a petali sfoglia quel corpo
strofina se stesso lo zio
mantiene mistero in calore
trattiene lussuria vestito
la bimba dispone del turno
comincia a girarsi e lo affronta
lo guarda si accosta alla bocca
le labbra vuol umide e preme
non sa ancora aprirle in contatto
ma è lui che le schiude la lingua
la bimba trascina il rapporto
da sola intuisce le mosse
acerba si impasta di donna
il luogo si sposta da stanza
con mobili austeri arredata
da quei sotterfugi in silenzio
al giorno in cui restano insieme
da soli ma senza timore
venire sorpresi interrotti
si smette di fingere in due
sovrani su d’un grande letto
il ruolo mi torna di entrambi
però preferisco esser zio
che insegna maestro che guida
è lui che conosce la strada
la bimba che è ignara ed è bianca
lo accetta confusa ma grata
sensibile e ampliata lo assorbe
in luce si guardano piena
svelando l`un l`altro emozione
stupore trovarsi spogliati
la bimba si mostra in avorio
nel ruolo di bambola amata
sicura che l` uomo l’ambisca
ignudo le appare quel maschio
la bimba lo accetta vorace
di averlo non sa bene come
scoprire il piacere ed aprirsi
disciolti da ambasce in ragione
la meta è raggiunta da entrambi
da lei che precoce già gode
schiudendosi strada di donna
da lui che ha fruito per primo
dolcezza bocciolo all` aprirsi
in me lo scabroso connubio
si sposa di entrambi i piaceri.
copyright www.antoniobruni.it
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | ti accorgi 81 | angela baggi | https://youtu.be/9u5ylhaxioe | 5`18 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | sedotto 64 | carmela ricci | https://youtu.be/7tlortcrnm0 | 6`18″ |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | il grembo 90 | carolina zaccarini | https://youtu.be/emwztcrjxq8 | 3`49 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | cigno 47 | caterina sylos labini | https://youtu.be/aodcdslsl7o | 7`25″ |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | cammello 02 | elena pandolfi | https://youtu.be/o891xtpdzgw | 4`47 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | flutto 76 | erica blanc | https://youtu.be/omkdvinjmb4 | 5`56 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | perché non mi spoglio? 46 | febbi vittoria | https://youtu.be/mxfak5tl-do | 5`11″ |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | viet nam 51 | fioretta mari | https://youtu.be/yz_eq5isrz0 | 5`31 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | gemma 89 | francesca gatto | https://youtu.be/g045rbvwqlc | 4`34 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | catino 11 | ileana ghione | https://youtu.be/3r39j8mros0 | 4`39″ |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | l`acqua 60 | leda palma | https://youtu.be/3jnerhd7tnk | 5`04 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | alla pari 73 | ludovica modugno | https://youtu.be/5ykxmyfwxky | 5`39 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | dedidero io? 52 | martine brochard | https://youtu.be/wvkednjz1bu | 4`38 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | parigi 86 | mita medici | https://youtu.be/zs82c17era8 | 5`47 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | le calze (teatro) 01 | monica samassa | https://youtu.be/fky_yxhljec | 5`18 |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | la valvola 35 | rossella gardini | https://youtu.be/dptiqrelwfo | 5`40″ |
| 2003/12/21/ | roma teatro de`servi | frenare 33 | susanna forgione | https://youtu.be/xbupe_whec0 | 4`57 |
l`acqua canto n.60 quinto coro: la cicatrice video
leda palma interpreta maratona al teatro de` servi roma 21 dicembre 2003 regia idalberto fei
l`amore paterno rievocato in un giorno di solitudine al mare
sull`isola intatta la storia
di questa scogliera deserta
vulcanica in strane figure
che rocce segnalano al sole
calante in silenzio ventoso
convivono le ombre coi raggi
avverto che il corpo si mischia
in unica sorte alle pietre
ai fondi del mare viventi
da sola non sono all`aperto
immersa alla scena del mondo
divengo creatura corale
passato e presente scomparsi
ho solo il futuro davanti
nel mio divenire in natura
il tempo mio interno mi dice
se andare tra i sassi o bagnarmi
la brezza sfidare o distesa
attendere pelle riflessa
nel mentre esclusiva mi godo
lo stare e sentirmi elemento
fissandomi di essere l`acqua
o sabbia o conchiglia o mollusco
e con privilegio mi osservo
l`esterno sembiante e l`interno
contemplo le rughe e il mutare
di curve e volumi senza ansia
le mani con forza maggiore
più ruvide e scure in lavoro
ma in linea innocenti le braccia
uguali all’età di sviluppo
nuotando non ho più legami
vestiti e giudizi e rimpianti
il fisico nudo totale
assume una luce gioiosa
cangiante alle mosse e ai riflessi
il ventre ancor teso in freschezza
un parto ma ignaro di orgasmo
ha solo accettato gli amplessi
non sono diversa dai pesci
ma i pori son liberi e tesi
il seno scoperto più bianco
rabbrivida e guizza vivace
ricordo procace in passato
compresso e negato agli attacchi
dell`esser guardata in materia
sentivo pesarmi in persona
ripasso e lo trovo ridotto
magari lo avessi fiorente
matura oggi accetto la forma
allora complesso di madre
le coppe in volume e tensione
ma scarse di latte a mio figlio
adesso sapendo che ho dato
un tutto più forte del siero
capezzoli tornano fieri
ripenso all`infanzia felice
regali paterni nascosti
in tasca frugarlo con foga
l`addome schiacciato sul suo
premevo ad entrargli in torace
se fosse il suo ventre a crearmi
opposto alla madre scontrosa
mio padre scomparso di colpo
nel mentre nel mestruo sbocciavo
mi torna nell`acqua compagno
il naso in contatto col suo
mediante le mani infantili
un unico olfatto di due
sapeva accettare di sé
gli aspetti materni istintivi
nel darmi attenzioni in colori
eterne vacanze col babbo
assente il suo spirito in gioco
da quando è mancato un deserto
la vita mia a dodici chiusa
marito un ragazzo immaturo
mi impose un aborto insensato
mi vedo ora adulta e diversa
nel mare e insieme una bimba
dov`è la frattura del tempo
saltato ma senza rimpianti?
un altro incidente ha segnato
un colpo alla testa e degenza
a nuova innocenza mi ha resa
mio padre è tornato in un altro
compagno maturo e cortese
immersa ora sono non sola
figura radice è presente
più nuda riprendo a nuotare.
copyright www.antoniobruni.it
vivere plasmando il legno
l’amore per il legno cominciò per caso: a metà degli anni sessanta un fulmine abbattè un albero di noce in una proprietà dei miei genitori in calabria. mia madre pensava di farne legna da ardere. mio cugino antonio corbo, architetto, mi suggerì di utilizzare l’essenza pregiata per una libreria. nel ’67, a ventuno anni, pensai un cosa agile, componibile e divisibile in modo da poter utilizzare al meglio le tavole che erano state segate corte e poco spesse per stagionarle in breve. nacque l`’idea delle scatole, in formati diversi è con una costruzione a piramide senza viti. l’equilibrio statico è dato dal peso dei libri. un vecchio artigiano le lavorò incastrandole a coda di rondine a mano, un’esecuzione oggi proibitiva. la libreria, dal nome coda di rondine (1968) funzionò, nonostante le perplessità della mia famiglia sull’assenza di connessioni e di agganci alla parete. ci fu poi una sorpresa: la pianta era caduta in primavera, già in vegetazione e in lunazione. il legno di conseguenza si tarlò con il terribile verme capricorno; imparai a eliminare l’infestazione con un lungo e paziente procedimento.
mi entusiasmai per questo lavoro insieme a mio padre che tagliò altri alberi e li mise a stagionare. cominciò l’avventura di inventare mobili per la mia casa. studiai i maestri del campo, da rietveld a mies van der rohe, a gaudì a le corbusier, la bauhaus e la meravigliosa stagione del liberty.
nel ’78 la seconda libreria, poi un grande tavolo con lo scultore toni benetton che scolpì in ferro la base come rami d’ulivo intrecciati, un`opera d’arte. seguirono un armadio in quattordici elementi, un mobile scala e poi centinaia di pezzi componibili. ho realizzato finora librerie, tavoli, armadi, scale-armadio, letti, una cucina, pannelli decorativi, specchi e figure lignee: i serpesci, donne in burka, donne senza, annunciazione.
la produzione si è sviluppata da quando ho iniziato a lavorare con il maestro ebanista leonardo ciccarelli nel suo laboratorio di monsoreto di dinami in calabria. era il 1997 e ciccarelli non aveva ancora trent`anni. progetto le opere, scelgo i legni dal taglio fino alla stagionatura, seguo tutte le lavorazioni eseguite dal maestro ebanista.
ho iniziato a esporre in pubblico nel 2017 con colossea, poi i serpesci e colonnata (vedi pagine).
amo lavorare le essenze pregiate: noce, ulivo, olmo, ciliegio. sono essenze dure che richiedono esperienza e attrezzature professionali. nei progetti ripenso la visione tradizionale del mobile che deve essere morbido, caldo, accogliente, adattabile. l`opera si sviluppa dalla bellezza intrinseca della materia; le forme devono rispettare venature e colori, con linee moderne e radicate nel novecento. la composizione è in asimmetrie modulari, senza tradire l`uso e la fruibilità dell`oggetto che deve essere adattabile alla variabilità degli spazi e delle necessità. i profili sono tracciati a mano; ogni pezzo presenta una diversità. le giunture sono a incastro, prevalentemente senza colla. la lucidatura trasparente mantiene il colore naturale dell`essenza.
vedi la pagina: il lusso del massello
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tempi di virginia zullo
in tempi di degrado urbano e non solo l’opera di antonio bruni ridona la speranza che roma possa ritrovare il suo rinascimento, ritornando a quello splendore che naturalmente l’appartiene, ai tempi di quel passato glorioso che la vide padrona del mondo con le sole armi della conoscenza e della bellezza. non invochiamo certo l’impero, ci mancherebbe altro, ma l’impero democratico della bellezza quello sì, perché solo l’arte, solo la cultura potrà salvare il mondo da ogni forma di barbarie e di degrado. il presidente del festival “un pensiero per roma” è l’artista antonio bruni che dal 20 al 27 ottobre presenterà alla galleria sordi la scultura- libreria “colossea”.
antonio bruni, racconta a tempi qual è il senso di questo festival d‘idee?
nel tempo della dispersione dei messaggi, dovuta all’abbondanza di mezzi di comunicazione, bisogna radunare idee e persone e concentrarle su obiettivi precisi. il festival d’idee “un pensiero per roma” più che offrire, chiede e raccoglie contributi di pensiero e di volontà.
come nasce questo festival e perché?
volevo che la mostra della mia scultura libreria colossea fosse collegata a un’azione collettiva. a cosa può servire una grande scaffalatura se non ad accogliere e mettere insieme pensieri, desideri, anche utopie (queste sono una molla del progresso) in maniera aperta e libera? il festival attorno a colossea, che ne diventa il simbolo e il luogo fisico e virtuale, è un appuntamento informale per mettere insieme e mostrare esperienze e proposte diverse. l’idea è nata spontaneamente parlandone tra amici. è stata fondata un’associazione onlus con tre scopi: abbellimento urbano, spazi per la cultura, valorizzazione di artisti. non abbiamo finanziamenti né pubblici né privati; le spese sono ridotte all’essenziale e le sostengono gli associati. l’organizzazione è solo volontariato. lo spazio, la prestigiosa e raffinata galleria alberto sordi, è stato messo a disposizione da sorgente group; un atto che ci ha consentito di cominciare. sono arrivati i primi riconoscimenti dell’iniziativa con il patrocinio gratuito di camera dei deputati, mibact, municipio roma i centro.
in cosa le piazze di roma potrebbero migliorare?
“sculture nelle piazze di roma contemporanea” è il tema di questa prima edizione del festival. la roma costruita dopo il 1930, attorno al patrimonio del centro storico, prevede poche piazze, oggi ridotte a rotatorie e parcheggi. bisogna dare alle piazze identità visiva e vivibilità come luogo d’incontro e di socializzazione. proponiamo quindi d’inserirvi una scultura moderna o classica, dai magazzini dei musei, creando attorno a essa uno spazio verde con una pedana e sedili fissi per consentire agli artisti di esibirsi e alle persone di sostare. riusciremo a cambiare il volto di qualche piazza? il festival vuol muovere proposte. la decisione spetterà poi a municipi e sovrintendenze.
qual è a suo parere il ruolo dell’arte nell’assetto urbanistico di una città?
l’arte è fondamentale per una città, al pari dei servizi e delle infrastrutture. non può essere chiamato “città” un agglomerato urbano che non presenti propri spunti di bellezza. non basta accontentarsi del patrimonio del passato, bisogna arricchirlo con elementi nuovi. si pensi al grande museo diffuso di arte contemporanea costituito dai duecento mosaici di artisti internazionali installati a spese di aziende private nelle stazioni della metropolitana romana e ai nuovi grandi dipinti murali (non gli sfregi dei teppisti) nei quartieri di periferia.
la sua opera è una grande libreria virtuale, dunque un invito non solo alla bellezza ma alla conoscenza?
la forma spirale, che ricorda il colosseo, simboleggia il sapere che avvolge la persona ma non rinchiude e non esclude. la creazione di una libreria, in un tempo in cui il libro sembra destinato a uscire dal mercato, è una sfida alla dispersione e alla superficialità. gli elementi che compongono l’istallazione sono tutti diseguali, come deve essere la pluralità delle espressioni. una biblioteca poi deve essere un luogo piacevole da frequentare, non polveroso e stantio.
la bellezza salverà il mondo?
la bellezza è un elemento fondamentale della spiritualità. la sua visione induce alla riflessione e alla meditazione. rispetto della persona e rispetto della bellezza sono due doveri morali fondamentali. chi commette stragi di persone commette anche stragi di bellezza.
di seguito la poesia colossea di antonio bruni
raccoglie in abbraccio spirale
complessi cammini di studio
intrecci notizie astrazioni
immagini suoni grafie
sviluppo simile al legno
venato silenzio colori
distingue rami pensiero
caduco conoscere tavole
offrendo conserva difende
leggi di più: antonio bruni e il suo pensiero per roma | tempi.it
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esporre l’arte: esperti e artisti – giovedi 26 ottobre ore 19
foto in basso e a sx in galleria
federico fazzuoli , autore televisivo, conduce
cosimo cinieri interpreta colossea
irma immacolata palazzo interpreta giacigli sul travertino
annabella calabrese, interpreta il velodromo dell’eur, la ciminiera di baldo degli ubaldi, lo stadio flaminio
poesie di antonio bruni
vitaliano tiberia – storico dell’arte – il monumento di tamburrini al largo bompiani
” e` necessario fare una grande campagna di restauri e/o puliture dei monumenti esistenti nelle piazze romane, che, soprattutto nelle zone fuori della cinta muraria, presentano non pochi segni di sofferenza e di abbandono ad asportazioni e ad atti vandalici di varia natura. contestualmente è auspicabile una riqualificazione del patrimonio arboreo e degli arredi (per esempio, le panchine distrutte da atti vandalici), nelle ville, nei parchi (quello della caffarella ne avrebbe tanto bisogno), nelle strade e nelle piazze, in cui dovrebbero emergere nuovi monumenti, considerando, per eseguirli, soprattutto bravi giovani artisti. purtroppo, il comune di roma, per vari motivi, in molte zone della città, non effettua più da anni la periodica, indispensabile, manutenzione del patrimonio arboreo con potature, ma si limita a prendere atto del degrado, intervenendo con tagli di alberi senza provvedere alla piantumazione di nuovi. in molte vie romane si vede il triste spettacolo di file di tronchi recisi (tristi scheletri della natura), che non sono stati sostituiti con nuovi alberi.in sintesi, arte e natura possono aprire una nuova ampia e serena pagina sul volto rinnovato di roma. in questo senso, la scultura colossea di antonio bruni dà alla discussione, che ci si augura proficua nei fatti, un contributo teoretico significativo: rivivere simbolicamente il colosseo attraverso la presenza del legno (il materiale delle librerie) lavorato dall`uomo, ambedue cari ad un`epoca, anzi ad un mondo, roma pagana, in cui ai contesti naturalistici ed alle sculture monumentali si attribuiva un significato religioso, quindi di alto valore sociale, così che gli uomini li vedevano come luoghi di vita, come un dono da rispettare e da vivere. facciamo innamorare i romani della loro città”.
a un pensiero per roma propongo: restaurare il monumento ai “valori futuribili della resistenza”, di giuseppe tamburrini, in largo bompiani (quartiere ardeatino).
la piazza è bella ed è qualificata storicamente e artisticamente da un bel monumento di rame, che definisco del ricordo e dell`insegnamento, che giuseppe tamburrini, una quarantina d`anni fa, volle dedicare “ai valori futuribili della resistenza” (siamo ad un centinaio di metri dal sacrario delle fosse ardeatine). purtroppo l`incuria delle varie amministrazioni comunali non ha saputo proteggere questo bel monumento e la sua didascalia su pannello separato, fatti reiteratamente oggetto di vandali di varia “ispirazione”; solo la buona volontà di alcuni cittadini e le mie segnalazioni a varie autorità (comune, mibac, presidenza della repubblica, comando generale dell`arma dei carabinieri….) ed alla vedova di tamburrini ha rallentato il processo di disgregazione di questo monumento e di abbandono dell`area verde in cui campeggia, anche se si potrebbe fare molto di più.
dante fasciolo – giornalista – la pigna spazio spirituale per gli artisti
beatrice mastrorilli – storica dell’arte –
sculture create per le piazzele finalità del festival “un pensiero per roma” bene si sposano con i principi dell`arte pubblica nello spazio urbano, intesa come intervento artistico al di fuori di musei e gallerie, il cui valore intrinseco riguarda l`aspetto collettivo della fruibilità e del coinvolgimento emotivo ancorché fisico della popolazione civile partendo dal presupposto del miglioramento della qualità della vita dei cittadini stessi e della rigenerazione territoriale.
punto essenziale nella realizzazione di un progetto di arte urbana e di un “museo diffuso” è l`idea di inserire opere “site specific”, realizzate appositamente per quel luogo, che ad esso si leghino riferendosi al suo contesto ed alle preesistenze storiche, culturali, architettoniche che siano in grado di modificare la percezione dello spazio senza arrecare disturbo né estetico né sociale. obiettivo raggiungibile grazie al coinvolgimento diretto delle comunità locali, degli artisti, dei progettisti e non ultime delle amministrazioni locali nella progettazione e nell’installazione delle opere stesse.
anna rosa mattei – scrittrice- i segreti delle piazze
immagino una città che possa e sappia manifestarsi ed esprimersi attraverso tutte le sue identità storiche, artistiche e antropologiche, in modo che passato e presente dialoghino senza prevaricazioni dell’uno sull`altro; una roma in cui non si abbattano alberi e non si distruggano giardini storici per fare scavi archeologici che poi vengono abbandonati a se stessi senza un progetto di riqualificazione e fruizione (il caso di piazza venezia, di via alessandrina e soprattutto di via dei fori imperiali); una roma non ingombrata e imbruttita, proprio nel suo cuore archeologico, da eterni cantieri per opere pubbliche mal concepite (vedi il caso della metro c a pochi metri dal colosseo). immagino una roma gratuita, che non preveda biglietti d’ingresso nelle aree vive e vissute, che appartenga a tutti coloro che la vivono quotidianamente: vale a dire, soprattutto ai suoi cittadini; ma anche a quelli che ne conoscono la meravigliosa storia e a quelli che desiderano conoscerla, ai viaggiatori qualificati e non ai turisti massificati che la affollano e la imbrattano. immagino una roma che recuperi in pieno la sua meravigliosa qualità dell’aria, che conservi e accresca il suo eccellente patrimonio di verde pubblico: una città in cui si possa camminare con sommo piacere per svolgere le proprie attività guardandosi intorno, riconoscendo ogni giorno la bellezza inesauribile del suo archivio segreto di memorie storiche, artistiche e ambientali.
elettrolettera 240 poesia nomi a memoria e inviti culturali – per riceverla (è gratuita) scrivere a [email protected]
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letizia e il tamburino da sognando i serpesci
video interpretazione di (premere sul nome) marta_scelli ornella_cerro
letizia e il tamburino da sognando i serpesci
il nostro è un paese silenzioso; si sente solo il rumore del fiume, un rigo d’acqua che precipita in una fessura.
mi sembra di abitare sulla lama di un coltello tanto è stretto; dalla piazza scende solo una stradina lunga lunga, quella dove è casa mia e con questa termina il paese. da una parte c’è uno strapiombo; dall’altra una discesa ripida sulla strada provinciale. in questa viuzza stretta passa a stento una macchina e solo nel senso della discesa.
tutte casupole minime, costruite senza criterio. dei tre palazzetti signorili, uno solo è semi abitato. non c’è quasi più nessuno. le case si riempiono solo ad agosto, quando tornano i villeggianti.
di giorno ascolto la radio, mi tiene compagnia mentre lavoro o sbrigo le faccende. ascolto le voci e penso alla faccia di chi parla. preferisco immaginarla a modo mio e mi invento uomini bellissimi: alti e forti quelli con la voce profonda, giovani e snelli quelli più simpatici, ma anche i grassoni e i vecchi pieni di grinze e quelli antipatici.
quando vedo la gente in televisione, rimango delusa; le facce sono finte, truccate. perciò la guardo poco, la sera. poi mi sembra che per radio le voci siano più belle, aggraziate, eleganti, distanti dal nostro dialetto che è rozzo e volgare.
faccio la sarta in casa ma non faccio vestiti; non me li ordina più nessuno; faccio gli orli alle giacche per una fabbrica di confezioni qui vicino. li vado a prendere e li riporto una volta alla settimana, in corriera, e così mi sposto, esco dal paese e vado nel centro più grande dov’è la fabbrica. non è una città, è un paesone brutto ma almeno lì c’è vita: botteghe, vetrine, caffè, giovani. faccio anche la spesa e guardo le persone che passano per strada. qui invece non si vede nessuno
c’è solo raffaele che rompe il silenzio e anche le scatole, e tanto!
e’ il figlio di una mia cugina, ha trent’anni ed è scemo dalla nascita.
e’ buono, non fa male a una mosca!
tutte le mattine sale sul tetto di casa sua, che è difronte alla mia, dall’altra parte del vicolo. il tetto non è ripido e scende su un terrazzino, non c’è pericolo, si può stare tranquilli.
da una parte il tetto è fatto ancora di vecchie tegole mentre sull’altro lato dell’abbaino la copertura è nuova , di una materiale che non so, sembra metallo.
raffele ha due mazze di tamburo e una di grancassa; erano del nonno che suonava nella banda del paese, quando era popolato. adesso, anche se mettete tutti gli abitanti insieme, non basterebbero a fare una banda.
i tamburi e la grancassa non ci sono più! sono rimaste solo le mazze.
raffaele vorrebbe suonare come suo nonno, fare il tamburino, ma non ha gli strumenti né la banda.
e allora sale sul tetto e batte sulle tegole e così si esibisce di fronte al mondo!
ha scoperto che in punti diversi il suono cambia; sulle tegole nuove è metallico, su quelle vecchie è più sordo, ma non è sempre lo stesso, dipende da cosa c’è sotto.
allunga le braccia per battere in più punti come se avesse davanti uno strumento enorme (come si chiama quello che si vede in tivù? xilogra…? xilofano?)
con la voce intona marce militari e si accompagna con questo grande tamburo, batte il tempo. tun turutun tun turutun, tunturun tun tun
si sgola, suda, si affatica ma non la smette mai.
quando si sente in forma è capace di andare avanti anche per due o tre ore.
solo quando piove smette perché il suono sul bagnato non esce.
quando termina è sfinito ma felice e mi chiede sempre: letizia ti è piaciuto il mio concerto?
qualche volta mi diverte e mi fa tenerezza, ma spesso non lo sopporto.
l’altra mattina avevo dormito male e mi sono svegliata con un mal di testa che non è andato via nemmeno con due caffè. mi faceva male anche la pancia.
raffaele ha cominciato a pestare le tegole come una furia e più il rumore aumentava, più rideva.
ho retto, ho retto ma poi ho aperto la finestra e gli ho gridato:
“raffaele smettila! mi sento male, ho la testa che scoppia, non ce la faccio più a sentirti!”
lui si è fermato e sembrava sorpreso, poi mi ha detto:
“oh letizia e tu parli? e che devo dire io che devo battere tutti i giorni per ore e ore ed ho le orecchie rotte e le braccia che mi fanno male?”