A Venezia negli anni 80, quando ero direttore dei programmi regionali della Rai per il Veneto, il regista Luigi Zannini mi introdusse a Ernani Costantini, pittore veneziano. Ernani mi parlò del suo grande interesse per la Bibbia e per le figure femminili presenti nei canti. Mi venne spontaneo suggerirgli l’idea di realizzare un ciclo pittorico, con un parallelo di mie poesie, dedicato a dodici delle donne bibliche. Nel 1987 terminò le tele di grandi dimensioni, alte due metri, ed io le poesie.

Multimedia Veneto di don Gianni Salmaso e l’Assessore Regionale alla Cultura Mirko Marzaro organizzarono una mostra itinerante accompagnata da incontri e stamparono un catalogo: Venezia Scuola di San Giovanni, Padova Gran Guardia, Verona Gran Guardia, Cervarese. Vedi pdf.

Un canto sul cantato   
L’idea di mettere insieme donne della Bibbia, da Eva a Maria, è di per sé un gesto di archeologia poetica che affida al sapore mnemonico il suo fascino maggiore. I nomi celebri sono già un cartello mitico che alletta il lettore. Vi è cioè un proposito talmente incandescente che non so se apprezzare di più la genuinità dell’idea o il coraggio del poeta e del pittore che hanno osato aggiungere parole e immagini ai miti femminili già cospicui di tradizione e di iconografia.
Il poeta Antonio Bruni ha scelto la strada più difficile: ha aggiunto invenzione invece che parafrasare in versi le storie. Ed è qui che lo slancio e insieme la modestia di cantare sul cantato con versi dimessi, a esprimere un genuflettersi con la sapienza consapevole della semplicità. A tratti però il linguaggio si fa solerte a rasentare l’immagine antica per tuttavia subito trarne, come da scatole magiche che si susseguono, la parola rilevante che aggiunga il moderno del personaggio, quasi il colore dell’archetipo. La poesia di Eva, in particolare, palpita di naturalismo impressionista e tuttavia ne viene la figura più aderente alla femmina antropologica.
Giorgio Saviane Dal catalogo della mostra

Le figure in versi
La lettura del testo biblico a confronto con le tele di Ernani e di altri pittori celebri è stata alla base della scrittura delle dodici poesie. Ho tentato una sintesi della figura raccontando in prima persona uno stato d’animo, un momento particolare.  Lo stupore sensuale di Eva nel trovarsi di fronte l’altra metà di se stessa, l’uomo; il bruciore di Hagar, scacciata nel deserto; il giustizialismo di Giuditta; l’emozione virginale di Rebecca nell’incontro con il suo sposo; Susanna che assume i colori del suo giardino; la seducente astuzia di Dalila; la brama seduttiva della moglie di Putifar; il sogno erotico di Sulamit; la danza sfrenata di Salomè;  l’impotenza di Betsabea di fronte al suo destino; il rimpianto di Maddalena per la vita bruciata; la forza di madre giovinetta, Maria.

Eva

Eva
Improvviso è caldo nel cuore
batto le ciglia e schiudo la luce
forte dall’erba mi tira una mano
incredula mossa converte la presa in gemito verde
vieni corriamo nell’Eden
ma rido indecisa l’invito di lui
prima è bello guardare d’intorno le dolci creature
staccare dai rami i colori del sole
immergere il viso nel manto dell’erba
prima alzami all’arco del cielo
mostrami come varcare la siepe
poi insieme potremo mangiare.

Lamento di Hagar
Vento del deserto il ventre hai sconvolto
carezza di vecchio
Vento del deserto vampa di gelosia
negli occhi di donna
Vento del deserto bruci la bocca
accendi vendetta
Vento del deserto cancelli la strada
il riflesso dell’acqua
Vento del deserto spegni il suo pianto
è dono innocente
Vento del deserto cessa il tuo canto
hai illuso la schiava
Vento del deserto lascia nel sonno
finire il respiro.

Hagar

Rebecca

Rebecca
Calerà il tramonto e rosso il termine
della strada accenderà il passo al cammello
mentre celata dal manto
come una nenia l’attesa carezza la gola.
Quando sarà l’incontro tirato il velo
languido canterò il destino d’oriente:
è piena l’anfora
dal pozzo ancóra ne posso tirare
come l’acqua sarà la gioia.

Potifarra
Dorato lo scialle spalanca brama
d’un salto di luce alle braccia protese:
è ricca la casa di seta i tappeti
invitano intime ore segreti ritrovi
che solo la pelle saprà calore purpureo voglio
dagli occhi che incerti nascondi con mani
ora tremanti ma dopo serrate alle mie
incendio nel bosco grido d’insieme
e la barba schiava carezza ai miei fianchi.

Potifarra

Dalila

Dalila
Al tocco è velluto la mano
che spezza la schiena nemica
sento bambino l’uomo disteso
sbordante il cuscino che lieta ti offro
nel grembo rifugio al vigile sonno.
Dov’è il nervo d’acciaio il fiato
rombante in tempesta
nascosto nei solchi del petto
dimmi il segreto che urla paura
saprò dondolarti nel cuore.

Betsabea

Invano ho cercato riparo dal sole
accecante meriggio stordente preludio al tramonto
l’acqua poteva lavare gli umori invece ha riflesso dall’alto di reggia un segno rapace.
Dov’è la mia forza di fronte a una mano potente
rotto il sigillo trabocca di sangue il manto regale
che ora mi avvolge la schiena e le gambe
e pieno è il mio corpo promessa di cantici e gloria.
Giace sul campo il cuore spezzato
trafitto alle spalle senza rimpianto di donna.
Destino Israele sovrasti il mio cuore.

Betsabea
Giuditta

Giuditta

La schiena ha provato il raspo del sacco
il cuore ha subìto strazio di morte
il corpo ha atteso arsura di vedova
in silenzio domestico ho sentito il grido
d’assedio ardente ho cinto la veste
sensuale la mano ha mosso carezza
di spada assira la testa è caduta
nel segno di mura infranto il nemico.

Sogno di Sulamit
Coperta dal sole la mandria
è fuggita svanita paura
la mano mi guida al silenzio del bosco
cerco smarrita il caldo degli occhi
immagine tua sfuggente nel verde
dove l’attesa si tinge di luce
ora abbagliante ora filtrata dai rami
nel letto mi illudo del fresco respiro
dalla finestra attendo il tuo passo
col nuovo mattino sarà la rugiada.

Sulamit

Susanna

Susanna
Magnolia incarnami nel bianco dei fiori
voglio nel bagno assorbire la luce
protetta dall’ombra
ruba alle foglie il verde più tenue
ungimi il corpo di resina e linfa
per avvampare le labbra sciogli le rose
e il glicine manda nelle pupille
come il salice al sole
aprirò la chioma.

Salomè
Dalla penombra l’incenso spira
volute curiose di avvolgere il fumo
ai respiri caldi di arrosto di spezie di vino
teste pesanti tocchi di tempie
il tamburo palpita i veli gli occhi riaccesi
flauta la gola al ritmo d’oriente
ammicca la spalla ornata a ricami
muove dall’arpa una freccia alle anche
di slancio le gambe il passo del cervo
descrive una curva fuga tra i fiori
splende una torcia in fondo alla sala
riflessa ai capelli lambenti il tappeto
s’inarca il corpo intona nell’aria
il canto del ventre
luce di miele sotto le pieghe
sguardi strisciare alle curve di cigno
spegni nel vino il fuoco che sale
dammi la vita in cambio del velo.

Salomè
‘Salomè’ è un componimento bellissimo. ‘Luce di miele sotto le pieghe’ si imprime e memorizza come accade solo coi grandi versi. Anche la natura multimetrica mi piace molto per le armoniche aritmie (ossimoro voluto) che produce.
Brano pittorico e teatrale, oltre che squisitamente poetico.
Giuseppe Manfridi
 Un tuffo mozzafiato nelle atmosfere sensuali di antichi convivi licenziosi! Bruna Cicala
Maddalena

Maddalena in deserto
Nel cardo ritrovo
l’arido segno tracciato dagli anni
che hanno rubato il sorriso più chiaro
e scruto tra i rovi un volto soffrire
tempia graffiata la mano che guida
il mio giorno da sola priva del corpo
vorrei danzare il pianto di donna umiliata
donare alle spine l’ultima traccia del filo
teso in perdono amando il deserto.

Maria
Lo terrò in braccio non cederanno le spalle
anche se i piedi sui sassi urleranno alla strada
mio è il fardello che il collo accarezza
mistero dell’uomo annunciato al mattino
voce di sole alzando le mani spiegherà ai viandanti
e già col passo si appressa il termine
del figlio che è uomo
all’ora china sul monte
offrirò all’angelo strazio materno.

Maria
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