Posts by Antonio Bruni

Donne in burka

Figure in legno e in versi

scarica il pdf con foto e poesie di Donne_in_burka

Donne in burka

Quattro figure in massello di noce (2009) cm.152×174

Quattro figure in versi novenari (2022)

Galleria La Pigna Palazzo Maffei Marescotti Roma

Mostra Costruttori di pace 1–13 luglio 2022  


***

Nel 2016 altre venti figure in massello di pioppo sono state allestite in processione ascendente nella scala di un’abitazione. (vedi sotto)


Bendate costrette segrete
celate alla luce del mondo
le vesti camminano in fila
denunciano il passo e postura
dolore consunto ormai strato
in vita le anime morte
cacciate da tempo e da spazio
la voce che squilla tra mura
oppresse non siamo in pace


Negato il sorriso in saluto
la tunica odora di vita
trapelano raggi di grazia
speranze sepolte brucianti
intense parole sommesse
ferventi messaggi covati
è coro il canto silente
unite aspettiamo quell’alba
la liberazione dei corpi


È un grido il nostro silenzio
divampa l’oscuro di tenda
irrompe improvviso l‘ignoto
il nostro compagno sognato
energico ardore di carne
rigetta divieti ingoiati
intreccia discorsi sopiti
misteri di veri contatti
richiami di amore nel buio


Leggero è il mio andare
in alto la testa e la schiena
estendo almeno quell’ombra
gemella alla vera figura
azzardo e accenno una curva
immagino danza e tamburi
persino un fianco scoperto
attorno al brillare di gambe
si avvinghiano attesi gli sguardi

Donne in burka 2016
Venti figure in massello di pioppo, differenti misure. Una processione ascendente nella scala di un’abitazione.



Bruno Voglino

dirigente e autore dello spettacolo tv nelle tre reti Rai dal 1960 fino al 1997, ha scoperto i principali presentatori, attori e cantanti. scarica il pdf

Nuova Armonia Rai Senior

Bruno Voglino, novanta anni con l’agilità fisica e mentale di un ragazzino sornione. Lo incontro da tempo al Mercato Trionfale di Roma, prima con Renata, poi solo.  Non seppi la notizia e non potei fargli le condoglianze. Ho realizzato dopo e mi è rimasto un cruccio. Mi piace apostrofarlo davanti al macellaio: “Lei mi faccia ridere! Sono anni che non fa più ridere nessuno!”  Voglino ha fatto divertire gli italiani con i suoi programmi di spettacolo televisivo e continua ancora indirettamente a farlo per bocca dei grandi personaggi che ha scoperto e lanciato: Carlo Verdone, Troisi e la Smorfia in Non Stop, Fabio Fazio in Quelli che il calcio, Piero Chiambretti in Complimenti per la trasmissione, Beppe Grillo con un improvviso con i giovani, e poi Maurizio Crozza, Ficarra e Picone ma l’elenco è più lungo. Le amicizie e i dialoghi con Marcello Marchesi, Bongiorno, Baudo, Arbore, Carrà, Minà, Gambarotta, Paternostro, Vittorio De Sica, Claudio Villa e Francesca Bertini. 

È stato un dirigente fondamentale dell’intrattenimento televisivo. Laureato in legge a Torino, entrò in Rai con il concorso programmisti nel 1960. Gavetta a Milano, negli anni Settanta passò a Roma nella Direzione Spettacolo con Angelo Romanò fino al 1975, poi RaiUno fino al 1987 quindi è esploso con la travolgente RaiTre di Guglielmi. Dal 2000 ha insegnato linguaggio radiotelevisivo all’Università di Padova.  
La sua vita di inventore di intrattenimento la racconta in un libro con paragrafi rapsodici, apparentemente disordinati e incompleti ma gustosi; è la tecnica della battuta del varietà trasferita sulla carta stampata: “L’esondante ben temperato “, Castelvecchi, Roma 2022, pag.93, euro 13,50.  È il terzo libro in pochi anni, di un uomo che non ha perso arguzia e ironia, dopo “Complimenti per la televisione” con Luigi Mastropaolo 2016 e “Paura non abbiamo, donne e televisione in Italia” 2019.  Il titolo alternativo poteva essere “Memorie di un mammo Rai” perché così era considerato dagli artisti che lui faceva esordire sul piccolo schermo. “Ho trascorso la vita tra personaggi esondanti per carattere e per dimensione professionale e mi sento anch’io un esondante ma solo di invenzioni; ben temperato perché l’esperienza è stata lunga e ho in cuore Bach”.  

Racconta del lungo viaggio negli ottanta in giro per tutta Italia alla scoperta di talenti con Guido Sacerdote (il grande autore della coppia Falqui-Sacerdote). Vennero anche a Venezia, dove dirigevo i programmi regionali, ma trovarono poco o nulla perché il Veneto allora era ricco di spettacolo classico (musica, teatro, arte) ma non di leggero. La pesca di quel viaggio fu abbondante, soprattutto in Liguria, in Lombardia e in Campania: Chiambretti, Fazio, Cecchi Paone, Corrado Tedeschi, Faletti e Iacchetti poi scippati dalla concorrenza.

Tra i lampi del racconto emergono episodi dell’infanzia piemontese, dell’incubo dei bombardamenti, dell’allegria studentesca, della figura della madre che sapeva inquadrare e valutare le persone (dote trasmessagli). Delicata e struggente è la storia d’amore con Renata Mezzera, sua moglie e collega. L’episodio più divertente è il matrimonio in Campidoglio con un ufficiale di stato civile in piena confusione. Gli elementi biografici sono mescolati ad aneddoti classici, in multi-versione, della storiografia Rai (Segovia definito “un vecchietto con la chitarra” dal portiere dello studio) ma mancano “Santità il bianco spara” e “Santità faccia finta di pregare”. Tenera e spassosa è la galleria degli “inventori”, personaggi che si presentavano nel suo ufficio proponendo cose strampalate: sogni con Totò, miniatura dell’ugola di Aureliano Pertile, le lumache da corsa…

 
Il cuore del libro è nelle considerazioni sull’aspetto fondamentale della sua professionalità: cercare e scoprire talenti nuovi e inventare programmi adatti a valorizzarli. È un intuito affinato dalla pratica. Bisogna capire se l’artista è in grado di dominare la scena e di trasformarla secondo un proprio indirizzo, senza farsi trascinare dalla consuetudine. Andava a vedere di persona nei teatrini, non si fidava di giudizi di intermediari. Un collaboratore gli riferì “Tre napoletani…la solita roba” a proposito della Smorfia (Arena, De Caro, Troisi). Bruno non ama i provini negli studi televisivi, freddi come sale operatorie e che di fatto inducono a fare il verso ai famosi.  Negli scantinati si vede chi ha talento e forza di emergere. Chi cerca strade diverse dalla televisione è poi in grado di padroneggiare questo mezzo. Bisogna guardare oltre le apparenze della persona. Stiano attenti i guardiani del perbenismo: tipi inappuntabili possono produrre cose sconvolgenti; è l’avvertenza di Voglino. Si pensi a Gloria De Antoni e Oreste De Fornari che, sottovoce, fecero esplodere due bombe come Daniele Luttazzi e Luciana Littizzetto in “Magazine 3” e “Letti gemelli”.

Voglino ha attraversato tutte le dimensioni dello spettacolo televisivo: dal quiz popolare di Bongiorno alla scena in abito di gala di Baudo, al salottino di casa sovraffollato di Arbore, per approdare alla sua televisione sperimentale, fuori dai canoni.” La televisione è il presente, ma a me piaceva farla al futuro”.  I programmi a cui mi sembra più legato sono “Non stop” (1987) per la prima volta un varietà senza manovratore, di cui rivendica orgogliosamente di essere il vero autore, dopo averne coltivato l’idea per anni (allora i dirigenti inventavano ma non firmavano) e “Quelli che il calcio” dove si parlava appassionatamente di partite senza mostrare nemmeno un’immagine del campo da gioco e “Complimenti per la trasmissione” autoironia di programmista.

Leggiamo il libro: complimenti per la pubblicazione!

Bruno Voglino, novanta anni con l’agilità fisica e mentale di un ragazzino sornione. Lo incontro da tempo al Mercato Trionfale di Roma, prima con Renata, poi solo.  Non seppi la notizia e non potei fargli le condoglianze. Ho realizzato dopo e mi è rimasto un cruccio. Mi piace apostrofarlo davanti al macellaio: “Lei mi faccia ridere! Sono anni che non fa più ridere nessuno!”  Voglino ha fatto divertire gli italiani con i suoi programmi di spettacolo televisivo e continua ancora indirettamente a farlo per bocca dei grandi personaggi che ha scoperto e lanciato: Carlo Verdone, Troisi e la Smorfia in Non Stop, Fabio Fazio in Quelli che il calcio, Piero Chiambretti in Complimenti per la trasmissione, Beppe Grillo con un improvviso con i giovani, e poi Maurizio Crozza, Ficarra e Picone ma l’elenco è più lungo. Le amicizie e i dialoghi con Marcello Marchesi, Bongiorno, Baudo, Arbore, Carrà, Minà, Gambarotta, Paternostro, Vittorio De Sica, Claudio Villa e Francesca Bertini. 

È stato un dirigente fondamentale dell’intrattenimento televisivo. Laureato in legge a Torino, entrò in Rai con il concorso programmisti nel 1960. Gavetta a Milano, negli anni Settanta passò a Roma nella Direzione Spettacolo con Angelo Romanò fino al 1975, poi RaiUno fino al 1987 quindi è esploso con la travolgente RaiTre di Guglielmi. Dal 2000 ha insegnato linguaggio radiotelevisivo all’Università di Padova.  
La sua vita di inventore di intrattenimento la racconta in un libro con paragrafi rapsodici, apparentemente disordinati e incompleti ma gustosi; è la tecnica della battuta del varietà trasferita sulla carta stampata: “L’esondante ben temperato “, Castelvecchi, Roma 2022, pag.93, euro 13,50.  È il terzo libro in pochi anni, di un uomo che non ha perso arguzia e ironia, dopo “Complimenti per la televisione” con Luigi Mastropaolo 2016 e “Paura non abbiamo, donne e televisione in Italia” 2019.  Il titolo alternativo poteva essere “Memorie di un mammo Rai” perché così era considerato dagli artisti che lui faceva esordire sul piccolo schermo. “Ho trascorso la vita tra personaggi esondanti per carattere e per dimensione professionale e mi sento anch’io un esondante ma solo di invenzioni; ben temperato perché l’esperienza è stata lunga e ho in cuore Bach”.  

Racconta del lungo viaggio negli ottanta in giro per tutta Italia alla scoperta di talenti con Guido Sacerdote (il grande autore della coppia Falqui-Sacerdote). Vennero anche a Venezia, dove dirigevo i programmi regionali, ma trovarono poco o nulla perché il Veneto allora era ricco di spettacolo classico (musica, teatro, arte) ma non di leggero. La pesca di quel viaggio fu abbondante, soprattutto in Liguria, in Lombardia e in Campania: Chiambretti, Fazio, Cecchi Paone, Corrado Tedeschi, Faletti e Iacchetti poi scippati dalla concorrenza.

Tra i lampi del racconto emergono episodi dell’infanzia piemontese, dell’incubo dei bombardamenti, dell’allegria studentesca, della figura della madre che sapeva inquadrare e valutare le persone (dote trasmessagli). Delicata e struggente è la storia d’amore con Renata Mezzera, sua moglie e collega. L’episodio più divertente è il matrimonio in Campidoglio con un ufficiale di stato civile in piena confusione. Gli elementi biografici sono mescolati ad aneddoti classici, in multi-versione, della storiografia Rai (Segovia definito “un vecchietto con la chitarra” dal portiere dello studio) ma mancano “Santità il bianco spara” e “Santità faccia finta di pregare”. Tenera e spassosa è la galleria degli “inventori”, personaggi che si presentavano nel suo ufficio proponendo cose strampalate: sogni con Totò, miniatura dell’ugola di Aureliano Pertile, le lumache da corsa…

 
Il cuore del libro è nelle considerazioni sull’aspetto fondamentale della sua professionalità: cercare e scoprire talenti nuovi e inventare programmi adatti a valorizzarli. È un intuito affinato dalla pratica. Bisogna capire se l’artista è in grado di dominare la scena e di trasformarla secondo un proprio indirizzo, senza farsi trascinare dalla consuetudine. Andava a vedere di persona nei teatrini, non si fidava di giudizi di intermediari. Un collaboratore gli riferì “Tre napoletani…la solita roba” a proposito della Smorfia (Arena, De Caro, Troisi). Bruno non ama i provini negli studi televisivi, freddi come sale operatorie e che di fatto inducono a fare il verso ai famosi.  Negli scantinati si vede chi ha talento e forza di emergere. Chi cerca strade diverse dalla televisione è poi in grado di padroneggiare questo mezzo. Bisogna guardare oltre le apparenze della persona. Stiano attenti i guardiani del perbenismo: tipi inappuntabili possono produrre cose sconvolgenti; è l’avvertenza di Voglino. Si pensi a Gloria De Antoni e Oreste De Fornari che, sottovoce, fecero esplodere due bombe come Daniele Luttazzi e Luciana Littizzetto in “Magazine 3” e “Letti gemelli”.

Voglino ha attraversato tutte le dimensioni dello spettacolo televisivo: dal quiz popolare di Bongiorno alla scena in abito di gala di Baudo, al salottino di casa sovraffollato di Arbore, per approdare alla sua televisione sperimentale, fuori dai canoni.” La televisione è il presente, ma a me piaceva farla al futuro”.  I programmi a cui mi sembra più legato sono “Non stop” (1987) per la prima volta un varietà senza manovratore, di cui rivendica orgogliosamente di essere il vero autore, dopo averne coltivato l’idea per anni (allora i dirigenti inventavano ma non firmavano) e “Quelli che il calcio” dove si parlava appassionatamente di partite senza mostrare nemmeno un’immagine del campo da gioco e “Complimenti per la trasmissione” autoironia di programmista.

Leggiamo il libro: complimenti per la pubblicazione!

Il canto è un senso di amore

“Il canto è un senso di amore” è un poema teatrale scritto per lo spettacolo di celebrazione dei cinquant’anni (30 novembre 1957) dalla scomparsa del tenore lirico Beniamino Gigli, all’ Arena Gigli di Porto Recanati il 6 luglio 2007, organizzato dal Comune di Porto Recanati. Regia di Luciano Gregoretti e Maria Teresa Copelli. Interpreti Alessia Raccichini, Bruno Maria Tallini e l’autore Antonio Bruni.

Antonio Bruni -Alessia Raccichini -Bruno Maria Tallini

Il poema è stato poi edito in programma radiofonico, con la stessa compagnia e regia, e trasmesso in tutto il mondo da Rai International in tre puntate nel mese di novembre 2017.

testo PDf Il canto è un senso d’amore

Si articola in nove quadri in dialogo con la voce di Gigli. Dalla memoria dell’artista emergono una ninna nanna, la figura girovaga del cantante attore, l’affetto per la lingua e la civiltà italiana e immagini dell’infanzia nelle Marche.
Di ogni quadro qui i primi versi. Il testo integrale nel pdf.

Primo quadro
Il canto è un senso di amore
mia madre me lo insegnava
tenendomi stretto la sera
calore di latte e di voce
mi hanno destato il respiro

Secondo quadro
Ninna nanna nanna ninna
La cicala ha un violino
è un tamburo il ciabattino
ciuccia mamma il vitellino
fa un acuto l’asinello
dormi bimbo dormi bello
ecco il re col suo mantello

Terzo quadro
Campane!  Montare la torre
legarsi al fuggire di corde
lasciarsi oscillare dal bronzo
aprirsi in rime volanti
in ali di tocchi soffiare
espandersi in gara col vento

Beniamino Gigli

Quarto quadro
Madonna
che ha ai piedi un gattino
mi sembra indicare a usignolo
che è solo nel bosco ed intona
dolcezza d’esistere in piume
a questa missione m’invita?…

Quinto quadro
Ombrelli grondanti pinoli
le viti in abbracci succosi
a giovani ulivi contorti
pennelli di grazia i cipressi
salutano il vento leggero
colline che ondeggiano al mare…

Caricatura disegnata dal tenore Caruso

Sesto quadro
Non ho più un volto in me stesso
ma assumo la storia e la vita
di un altro che mai è esistito
che è stato animato su carta
che ha tatto e odori non miei…

Settimo quadro
Uscire in scena ogni sera è
gettarsi dal volo d’aereo
sortita che non si ripete
il faro che taglia lo spazio
mi isola nudo e inebriato
esalta l’istinto del divo…

Ottavo quadro
Lontano nel mondo li incontro
paesani emigrati sperduti
parenti in lunghe catene
famiglie spezzate e speranti
partiti in cerca del pane
con occhi che dicono fame
già parlano male italiano…

Nono quadro
Parole che suonano intere
distese arrotondano voce
che armonica sgorga da labbra…

è dolce in preghiera e in amore
nel canto si volge al sublime
italiano
la lingua che esprimo e che amo…

Procacità della frutta

UnoMattina
Indice
Segreto del kiwi
Gravidanza di albicocca
Asocialità del fico
Colori dell’arancia
Richiamo della fragola
Acrobazie delle ciliegie
Augurio del melone
Maturità della pesca
Omaggio al Re Limone
Mani banane
Suoni dell’ananas
Solfeggio della susina
Mitezza della pera
Invito dell’anguria
Abbraccio dell’uva
Intensità del mirtillo
Missioni della mela
Segreto del kiwi

le poesie di UnoMattina – Procacità della frutta

Il segreto del kiwi

La buccia è pellicola bruna
che ruvida il morso sgradisce
poliedrico fiore racchiude
che esige mostrarsi con arte
da come si taglia è variante
dei semi si accende ornamento
mosaico di umori e di aromi
dipinti in percorsi sottili
vitali essenziali potenti

Gravidanza di albicocca

La pelle mia pallida e acerba
si abbronza al sole d’estate
dal giallo scurisce al rosato
divento una donna in rigoglio
mi apro in due parti gemelle
un figlio svelando nel seme
il nòcciolo lindo e brunetto
ripete il colore del ramo
conferma la nascita a oriente
Asocialità del fico

Lasciatemi libero e solo
detesto i chimici imbrogli
sviluppo improvviso in anfratti
riparo dal caldo con foglie
usate a velare i pudori
nascondo il colore del frutto
esigo sia colto maturo
ma fuori stagione irritante
con lattice bianco respingo

I colori dell’arancia
Dai candidi fiori nuziali
mi vesto di verde in acerbo
poi pallido giallo mi impolpo
nel biondo normanno e tarocco
che in spicchi si dona alla gola
nel rosso sanguigno e ristretto
che in succo sferzante si beve
dei toni più accesi mi tingo
esprimo fiammata del sole

Richiamo della fragola
E’ un piccolo bacio scarlatto
nascosta vezzosa in cespugli
primeggia in sapore nel bosco
esige la corte di amante
per farsi gustare matura
sprizzando colore di gola
selvatica è senza rivali
minuta concentra profumo
disdegna contorno nei piatti

Acrobazie delle ciliegie
Gemelle in coppia ed in trio
purpuree figlie di giugno
danziamo su fili e su anelli
sospese tra rami e tra foglie
arditi trapezi del circo
con salti e capriole attiriamo
gli sguardi e le gole in attesa
venite a prenderci al volo
nessuno si sazia di noi

Augurio del melone

Si sente lontano il profumo
invade gli ambienti e le cose
risuona di calda stagione

gigante non si alza dal suolo
soddisfa il più forte appetitola scorza graffita nasconde

polposi e amabili umori
abbonda di semi in speranza
progenie colore del sole
Maturità della pesca

Un brivido provoco al tatto
difendo la polpa mia acerba
ambisco arrivare a pienezza
di succhi che allietano gola

ardita ed intensa di tinte
assommo intera l’estate
coi fiori saluto l’inverno
matura profumo l’autunno
seconda nel mondo alla mela
Omaggio al re limone

Sei segno di caldo e di umori
festoso nei quadri e in giardini
colore riassume la luce

sapore ha l’essenza del lampo
protetto da rami insidiosi
più intenso di tutti gli agrumi

sorpassi stagioni e nazioni
fortifichi muscoli e vene
salvezza di notti indigeste
Le mani banane

E’ pioggia di dita che sale
giganti ghermiscono il caldo
abbraccio che parte dal fiore
violaceo segnale di dono
che in grappoli forma capanna
di un verde che presto tramuta
nell’oro tigrato e maturo
un morbido cono dischiude
sollievo a chi soffre calura

L’invito dell’anguria
Mangiarla richiama una festa
ballare con ritmi e canzoni
cantare sudare sfrenarsi
richiede scurirsi di pelle
per reggere tinte splendenti
il verde tigrato che sfida
il rosso che invade la gola
il bianco che il morso arresta
il nero che in seme è promessa

I suoni dell’ananas
Festante trofeo in foreste
la pigna panciuta e polposa
matura in manciata di mesi
conserva i colori del caldo
perpetua pienezza di pianta
troneggia tagliata su tavola
corteccia è contorno col ciuffo
abbonda spremuta in bevanda
profumo pervade profondo

Solfeggio della susina

S’appiglia nei rami alle foglie
al forte soleggio scurisce
sorride al mercato nel cesto
somiglia in colori distinti
ad altre diverse sorelle
resiste a spogliarsi di buccia
sussurra sapori in contrasto
assomma l’acidulo e il dolce
disseta con l’oro di goccia
L’abbraccio dell’uva
Per tutta la vita io avvinghio
da quando arrampico tralci
in pampini cingo i filari
sul raspo mi affollo grondante
poi sbordo da tavole e cesti
è arte l’avvolgersi mio
su statue inferriate pitture
fintanto tramuto nel vino
allegra le menti avviluppo

Intensità del mirtillo

Modesto mi celo ai passanti
su stretti sentieri nei boschi
occhieggio da bassi cespugli
protetto da saggi castagni
precedo caduta dei ricci
la mano leggera mi coglie
con piccoli e tanti fratelli
la bocca paziente mi gusta
la tingo di un nero ammaliante
Mitezza della pera
Bisaccia pendente dal cielo
mi allungo a donare il mio peso
in basso rigonfio la polpa
racchiudo nel ventre più ampio
la stella dei dispari semi
indosso i colori del bosco
su buccia modesta e tranquilla
richiamo le miti creature
confido sapore di pace

Missioni della mela
La Bibbia mi ha dato il destino
di essere usata in giudizio
tentare sedurre sfidare
il simbolo mio controverso
ricorre in umane vicende
eppure son tonda e tranquilla
in tutte le tinte nutriente
non faccio mai male a nessuno
il medico mando in cantina

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Le poesie in scena

Amo la poesia come parola che da suono si trasforma in canto e in musica. La prova del nove di un verso è ascoltarlo.  L’interpretazione può arricchirlo di significati oppure spegnerlo. È una sfida difficile ma ho sempre preferito pubblicare le poesie in voce, più che su carta stampata.

Nel 1986 la prima lettura pubblica: le poesie raccolte nel libro Il filo di lana al Teatro Accademico di Castelfranco.
Altre presentazioni e letture: Hotel Plaza di Roma, Palazzo della Provincia di Treviso, Loncon, Marradi, Belgirate, Albarella.

Seguì da Da Eva a Maria nel 1987 con la mostra di Ernani Costantini alla Scuola di San Giovanni a Venezia, alla Gran Guardia di Padova e alla Gran Guardia di Verona.  
Nel 1988 il coreodramma L’orto dell’Aurora, con il Gruppo Italiano di Danza Libera. Spettacoli: Vicenza Teatro Roma, Assisi Auditorium La Cittadella, Roma Auditorium Regione Lazio, Venezia Scuola San Giovanni Evangelista.

MIsvelo
Punta d’argento di Antonella Cappuccio

La sfida più impegnativa è stata pubblicare in scena Mi svelo ma in animo nuda, il poema con le novanta storie del corpo di donna. L’idea fu di Idalberto Fei, regista di prosa radiofonica, vincitore del Premio Italia. Organizzò nel 2002 quattro serate al Tempio di Dioniso a Roma.  Venticinque attrici diedero voce ad altrettante donne anonime protagoniste dei racconti. L’anno successivo ci fu una maratona di sei ore al Teatro de’ Servi. Le interpreti ad alternarsi sul palco furono trentadue. Sono seguite negli anni altre letture, un totale di diciotto, tra cui quella a otto voci del 2011 alla Domus Talenti e le quattro rappresentazioni del Teatro Belli del 2017, con dieci attrici e la regia di Antonio Salines. Le interpreti di Mi Svelo sono arrivate al numero di cinquantadue, una grande collezione con nomi illustri dello spettacolo italiano.

Il massimo di pubblico è stato per le duecentodue poesie in diretta televisiva nel programma di RaiUno UnoMattina. L’ascolto quotidiano alle 7,45 del mattino, per due stagioni (2003-2004), ha raggiunto picchi di due milioni di persone.

ll quotidiano in versi è stato presentato due volte al Senato della Repubblica (2003 e 2011).
Storie della Natività è stato presentato alla Camera dei Deputati (2015).

Ferrofania-Ferrofonia  poema sul ferro, musiche di Alfredo Tisocco, in dialogo con le sculture di Toni Benetton, rappresentato al Museo Benetton 2011, Gypsoteca Canoviana di Possagno 2006 e al Castello di Pergine Valsugana 1996.

Altri lavori: Il canto è un senso di amore
Sonata degli argenti in versi,
Ferrofania
Feneste e foglie morte 
Molte poesie in singoli video, Youtube canale Antonio Bruni

Dall’esordio del 1986 fino al 2020 (Sognando i Serpésci, Teatro de Ginnasi) ho contato centosessantacinque apparizioni dal vivo delle poesie in teatri, televisione, radio, sedi istituzionali, circoli e piazze.

Distanza Unità

Distanza Unità

Massello di pioppo, fibre di cotone e di sintetico, plastica e metallo.

Misure mm.1402x1043x98

 Esposizioni:  

2020 Galleria d’Arte moderna del Comune di Roma nella collettiva DOMANINARTE, progetto del Museo GAM sul tempo del Coronavirus.

 2021 Galleria La Pigna di Roma nelle mostre collettive Empatia e Misericordia oggi.

Ritratti

Persone ritratte in pdf

Il_Presidente_Scalfaro_e_La_pistola_inutile pdf

Un_caso: la_mia_poesia_su_Marco_Biagi_e_quella_di_Dacia_Maraini pdf

Domenico_Geraci_il sindaco dei giusti pdf

Il Presidente Sergio_Mattarella pdf

Personalità del Veneto

A marzo del 1980 la Rai mi trasferì dalla sede di Aosta a quella di Venezia come direttore dei programmi regionali. L’anno prima era nata RaiTre, rete regionale. L’incontro con il Veneto fu un’esperienza che mi cambiò. In quel periodo tornai anche a esprimermi attraverso la poesia.

Conobbi una regione ricca di personalità e di arte, storia, religiosità e lavoro e ne tracciai un ritratto degli anni 80. Negli archivi della Rai è conservato un lascito storico regionale: oltre cento persone protagoniste di quegli anni, alcune di livello internazionale, raccontano direttamente di se stesse e del rapporto con la propria terra:

PERSONALITÀ
Tina Anselmi, Vittore Branca, Enrico Berti, Giancarlo Ligabue, Giuseppe Mazzariol, Uto Ughi, Cesare Musatti, Germano Pattaro, Guido Perocco, Sergio Perosa, Massimo Rendina, Licio Boldrin, Eugenio Ravignani, Sabino Acquaviva, Ulderico Bernardi, Ettore Della Giovanna, Pietro Nonis.

IMPRENDITORI
Gianfranco Zoppas, Carlo Alberto Cappelli, Roberta Giuliana Di Camerino, Giorgio Gioco, Lorenzo Giomo, Marino Puggina, Teofilo Sanson.

SCRITTORI
Ferdinando Bandini, Elio Bertolini, Cino Boccazzi, Riccardo Calimani, Ernesto Calzavara, Ferdinando Camon, Giuseppe Campolieti, Dino Coltro, Carlo Della Corte, Enzo Demattè, Michele Luna, Sandro Meccoli, Luigi Meneghello, Gino Nogara, Goffredo Parise, Gianni Pieropan, Aldo Piccoli, Neri Pozza, Ivo Prandin,  Bino Rebellato, Nantas Salvalaggio, Virgilio Scapin, Mario Rigoni Stern, Giorgio Saviane, Andrea Zanzotto, Alvise Zorzi, Ferruccio Mazzariol.

SPETTACOLO Giuseppe Maffioli, Francesco Pasinetti, Rodolfo Sonego, Pino Donaggio, Valter Santesso, Lino Toffolo, Maurizio Targhetta, Sirio Lungibul, Toni de Gregorio, Gianni Da Campo, Gianluigi Secco.

ARTI FIGURATIVE
Toni Benetton, Ernani Costantini, Luciano Gaspari, Enrico Bravo, Luigi Rincicotti, Gianluigi Zanette, Renato Varese, Clauco Benito Tiozzo, Edoer Agostini, Rosabianca Cinquetti, Gino Cortelazzo, Virgilio Guidi,  Luigi Tito, Vico De Luigi, Ferruccio Gard, Corrado Balest, Giovanni Barbisan, Renato Borsato, Augusto Murer, Zoran Music, Armando Pizzinato, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Milo Manara, Giorgio Cavazzano, Ottorino Stefani, Francesco Piazza,  Gianni Aricò, Carlo Balljana, Remigio Barbaro, Simon Benetton, Danilo Bergamo, Paolo De Poli, Antonio Fasan, Eugenio Rinaldo, Luigi Tomaz, Luciano Vistosi, Tono Zancanaro, Vico Calabrò.

I PROGRAMMISTI
I ritratti furono trasmessi nelle serie di programmi regionali: Cerchiamo di volare, È gradito il dialetto (da me curati), Racconti minimi di Vito Minore e Raccontare l’uomo di Carlo Montanaro. realizzati dai registi interni: Angelo Baiocchi, Giacomo Cadore, Mariangela Carone, Mario Maggiore, Maria Maschietto, Paola Scarpa, Emilia Verrua, Gianfranco Prato, Ivana Suhadolz e da un gruppo esterno di giovani, affermatisi poi nella professione, come Ornella Barreca, Antonello Belluco, Luigi Zannini, Gabriele Coassin, Cecilia Tito, Claudio Baccarin, Adele Savastano, Stefano Annibaletto, Ottavio Innocenti, Cinzia Nicoletto.